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Lettera non spedita

Jennifer Cody Epstein

Rizzoli

Tre donne. Due generazioni. Un tragico tradimento.

New York, 1989. Ava Fischer oggi ha davanti a sé, tra le lenzuola del letto sfatto, le ceneri della madre Ilse. Le ha ricevute via posta aerea in una scatola, inviatele da un avvocato insieme a un plico di lettere mai spedite e indirizzate a un’amica d’infanzia. Il mistero che avvolge la figura della madre, una donna algida e silenziosa che non le ha mai svelato chi fosse suo padre, né perché da piccolina aveva dovuto abbandonarla in un orfanotrofio della Germania, comincia da qui a sciogliersi. Disorientata dal lutto improvviso – mentre, in parallelo, lunghi flashback inquadrano la giovinezza di Ilse negli anni dell’avvento del Terzo Reich e la sua fondamentale, frangibile amicizia con Renate Bauer – Ava si trova di colpo scagliata nel passato, invischiata nei dolori e nelle incomprensioni che hanno segnato la sua vita, alla ricerca di una madre sconosciuta. Prendendo le mosse dal memoir di una donna che da giovane aveva aderito al nazismo, Cody Epstein scrive un affresco poderoso, emozionante, per raccontare con forza e senza cedimenti il crimine – che non ha tempo – dell’adesione al male. E il tentativo tardivo e tragico di spiegare scelte imperdonabili.